Gennaro Errico

Gennaro Errico

BE YOURSELF… sharing the joy of passion.

Per qualcuno la passione è qualcosa di intenso e indefinibile.
Quella che io provo per la mia professione, invece, è assolutamente nitida: una sequenza ricca di immagini, persone ed emozioni.
Nella prima istantanea che mi viene in mente ci sono mia mamma e mia nonna impegnate a cucinare, due figure quasi magiche per il mio sguardo da bambino.
Me ne sto lì, incantato e curioso a osservare i gesti sapienti con cui preparano piatti tradizionali partenopei, senza mai dimenticare piccoli dettagli creativi capaci di trasformarli in ricette uniche e speciali.
Mi basta rivederle nella mente per sentire di nuovo la gioia di quelle domeniche mattina: una sensazione di unione, di valori e di piacere condiviso.
Nella scena successiva ho sedici anni: sono in una vera cucina professionale.
Ho chiesto a uno zio che di poter fare la stagione estiva al suo fianco per imparare un mestiere che mi sembra il più bello del mondo.
Ora che però sono lì, per la prima volta lontano da casa e dalla mia famiglia, l’entusiasmo si mescola con la paura.
Sarò all’altezza?
Resisterò fino alla fine?
Poi lo sguardo rassicurante di mio zio, chef della brigata, mi regala la fiducia che cerco: comincio a vederla come la prima di tante altre stagioni. L’esordio della mia storia d’amore con questa professione.
E la tensione si trasforma in gratitudine per chi è accanto a me, pronto a trasmettermi tutto quello che sa.
Gratitudine che diventa senso di responsabilità quando, alla fine di quella prima esperienza, lo chef mi congeda con un piccolo ricordo: una pinza in acciaio che ancora oggi porto con me.
Un oggetto simbolico che segna il raggiungimento di un traguardo: sono riuscito a farmi accettare, ho mosso il primo vero passo verso il mio sogno.
Dopo quel primo passo, le immagini e le rispettive emozioni sembrano accelerare, si affollano di legami, esperienze e luoghi: altre stagioni portate avanti al meglio durante gli anni della scuola, studio e pratica incessanti, posti di lavoro, città diverse e paesi nuovi.
Il filo comune di tutta la sequenza?
Tante persone significative: la famiglia, prima di tutto, ma anche datori di lavoro pronti a credere in me, superiori brillanti che considero i miei primi insegnanti, compagni di brigata diventati amici, collaboratori e colleghi..
Una successione di incontri che ha contribuito a seminare il mio entusiasmo per il lavoro che ho scelto, nutrendolo e permettendogli di crescere. Rapporti professionali e umani che mi hanno trasmesso tante cose, tra cui la capacità di costruire il giusto spirito di squadra quando si lavora in cucina.
Mi hanno insegnato che una brigata è un ingranaggio delicato, in cui ogni pezzo ha la sua importanza. E che, anche se la determinazione è importante per arrivare lontano, armonia e fiducia sono fondamentali.
Certo, rigore e tenacia sono importanti ma, quando il lavoro si intreccia profondamente con la passione, è necessario nutrirlo con gioia e piacere nell’impegnarsi insieme.
Lo stesso piacere che, tanti anni fa, mia madre e mia nonna mi hanno trasmesso in quella magica cucina partenopea.
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